Sisma infinito: nuova forte scossa in Emilia. Severino: usare i detenuti nei primi interventi
La terra continua a tremare in Emilia Romagna. Dopo la forte scossa di ieri sera alle 21.20 con magnitudo 5.1, questa mattina sono state registrate altre : la prima alle 7.26 di magnitudo 2.5, la seconda alle 8.55 con magnitudo 3.9 e una terza alle 9.04 di magnitudo 3.2.
Ieri sera invece la magnitudo ha raggiunto 5.1. Una forte scossa, con epicentro nel modenese in una zona compresa tra Novi, Cavezzo, Concordia, San Possidonio e Mirandola che si è sentita da Milano a Venezia e da Bolzano a Firenze, che ha provocato nuovi crolli fra le strutture e diversi monumenti storici già pericolanti.
Non c’è pace dunque per gli sfollati dell’Emilia, ormai stremati dallo sciame sismico, né per i residenti della città di Modena dove diverse persone, in preda alla paura, dormono in auto, tende e camper, nonostante le loro case siano agibili. La scossa di ieri sera non ha provocato feriti, anche perché praticamente l’intera popolazione dei comuni dell’epicentro dorme ormai da giorni nelle tendopoli o in campi autogestiti. Tra gli sfollati, che stavano cenando, è tornato però il panico. Le tende si sono svuotate e i pompieri, insieme agli operatori della Protezione civile sono subito usciti in strada per verificare eventuali danni. Ci sono stati diversi crolli, tra cui la torre di Novi di Modena, completamente rasa al suolo. Si tratta di uno dei tanti edifici storici già danneggiato dai sisma del 20 maggio e del 29 maggio, che non ha retto a questo ultimo scossone della terra. Il 118 ha socorso inoltre alcuni anziani che hanno accusato malori. A Modena le scuole resteranno chiuse anche oggi.
Approfittando anche della domenica di sole, nei comuni colpiti ieri si era cercato di tornare a una parvenza di normalità: sotto le tende erano state celebrate le prime comunioni di alcuni ragazzi di Mirandola, la farmacia, il supermercato e alcuni bar si erano trasferiti all’aperto per servire, per quanto possibile, la popolazione. Intanto i tecnici proseguivano gli accertamenti sull’agibilità delle case. L’obiettivo è concludere le verifiche il prima possibile, per consentire a chi può di tornare a casa e a chi non può di avere un pezzo di carta in mano, da cui ricominciare, ricostruire, ripartire. Dopo l’ennesima scossa di ieri, questo lavoro di sopralluoghi e censimento che non si è mai fermato, purtroppo è tutto da rifare.
Intanto oggi si celebra la giornata di lutto nazionale per ricordare le vittime del sisma. Le bandiere sugli edifici pubblici di tutta Italia saranno esposte a mezz’asta, ha spiegato Palazzo Chigi, e si osserverà un minuto di raccoglimento nelle scuole di ogni ordine e grado. Sono inoltre auspicate iniziative autonome da parte delle associazioni di categoria del commercio per la chiusura degli esercizi durante le esequie degli scomparsi e la modifica dei programmi televisivi nella giornata delle esequie.
Un minuto di silenzio in tutti i luoghi di lavoro e bandiere sindacali esposte con il segno del lutto è l’indicazione delle segreterie nazionali di Cgil,Cisl, Uil. Un minuto di silenzio sarà fatto osservare anche in occasione di tutte le manifestazioni sportive.
“E’ un’idea, devo parlare con il provveditore e il direttore, ma mi piacerebbe rendere utile la popolazione carceraria non pericolosa per i lavori di ripresa del territorio” ha detto il ministro specificando che “in un momento come questo del terremoto che impone interventi immediati e tempestivi si potrebbe vedere anche parte della popolazione carceraria come protagonista di quella che può essere una ripresa esemplare”.
Severino ha precisato che questi detenuti andrebbero individuati fra coloro che sono già “in regime di semilibertà o non pericolosi”. Difficile, ora, fare una stima esatta di quanti potrebbero essere ma, dati alla mano, il ministro ha sottolineato che solo nel carcere di Bologna “ci sono 246 tossicodipendenti, ambito in cui si possono distinguere casi di persone non pericolose, ma anche un 57% di detenuti extracomunitari tra cui alcuni che hanno una grande voglia di ricominciare”. I detenuti nel braccio di alta sicurezza sono infatti solo 101, pari al 10% dei detenuti della Dozza.
Secondo Severino un impiego di questo tipo per i carcerati “è un’occasione giusta e doppiamente utile: i detenuti si sentirebbero utili alla popolazione, ma dall’altro lato ciò insegnerebbe alla cittadinanza a pensare che un detenuto può essere utile e non un peso alla società”. Il ministro ha quindi chiesto ai dirigenti del penitenziario di fornire “i numeri e dirmi – ha concluso – se questa idea sarà realizzabile”.
Il ministro ha poi annunciato due interventi emergenziali assunti per il mondo carcerario, in seguito al terremoto. “Vogliamo alleggerire il numero dei detenuti provvedendo a spostamenti fuori regione, in modo che ci sia un minimo di sollievo per gli agenti che stanno facendo fronte in maniera eccellente ad una situazione già difficile” ha specificato il ministro, precisando che saranno trasferiti “almeno 300-350 detenuti dalle carceri di Bologna e Modena”.
Al contempo, ha proseguito Severino, “stiamo facendo venire da fuori agenti di polizia penitenziaria, per consentire ai colleghi turni di riposo un po’ più rassicuranti e che consentano di stare vicino alle famiglie, portando loro la serenità che è mancata nei giorni scorsi, poiché in una situazione già estremamente problematica in alcuni casi è mancato un componente della famiglia impegnato sul luogo di lavoro”.
In seguito al sisma “tutte le celle sono tenute aperte di giorno e di notte” all’interno delle carceri emiliane, ha rimarcato Severino. “Non si può aggiungere al carcerato l’angoscia della claustrofobia” ha precisato il ministro, spiegando che in caso di terremoto “il detenuto sa di non poter andare da nessuna parte: è una situazione come capite molto angosciante”. La scelta di tenere, dunque, le porte delle celle aperte è stata assunta “in modo tale che il detenuto veda comunque una via d’uscita” ha concluso Severino. Intanto, al carcere di Bologna secondo i primi sopralluoghi nessuna zona risulta inagibile.
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